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mercoledì 2 ottobre 2013

Cosera scopre la luna


Tutti in fila, sul confine del mondo, ad elemosinare soddisfazione e pienezza. Saturi di niente se non del bisogno e ancora a chiedere un pezzo in più, un po' d'altro di qualcosa. Qualsiasi.
Ulula ad un pieno di luna solo chi non ha le mani sporche di farina e si può ancora salvare dai disastri dell'aderenza usando due cucchiaini di malto.
Siamo in grado di tenere la bocca chiusa quando serve ma trattiamo le battaglie ancora  come giuramenti, perché è più lontano dalla fine chi mangia con la testa. Vogliamo sentirci speciali anche in metropolitana, nel mezzo del cammin di molti altri; quando quello che dovremmo saper fare è mangiare il nostro tozzo di pane e sperare di renderlo sapido abbastanza. Riusciamo a riconoscerci anche senza bisogno di un nome? O non guardiamo piuttosto dentro il gusto degli altri per accomodarci e riconoscerci? Voglio mangiare tutto, anche il nominalismo; e voglio cucinare per tutti, costringere gli inappetenti a gustarsi pure l'aria con l'aggiunta di papavero in semi e decilitri di acqua tiepida. 


E che tanto tutto si aggiusta ce lo hanno già detto, ma andrebbe diviso, sezionato, messo uno accanto all'altro e poi spinto in una zona calda, rassicurante, capace di dorare la superficie e rendere ogni singolo un fratello.
Per uscire dalle miniere bisogna portare con sé qualcosa da moltiplicare, creare miracoli tra le rocce e far splendere diamanti grezzi che messi al collo ci permettono di volare.
E sperare di avere ancora lacrime da versare per un paio di kg di pasta cresciuta.

pane integrale ai semi di papavero,
singolari al plurale.

venerdì 27 settembre 2013

Le domeniche in otto atmosfere

1) Ci alziamo presto e facciamo schioccare le nocche. 
Se la cucina è come un ring siamo pronti a fare le scale correndo, gridando 'nonna' ogni volta che serve, anche con la neve. Un duro allenamento è fondamentale perché facciamo tutto con le mani, soprattutto se si tratta di cose fresche, di stagione, da lavorare con calma.
2) Non è mai troppo presto o troppo tardi per un brindisi.
Immagina tutto quello che puoi fare mentre il pane lievita. Se ci pensi bene, coi cibi precotti non hai neppure il tempo di cambiare canale o di spegnere la tv. E fidati che alle 5 del mattino, non c'è niente da vedere.
3) Usciamo di corsa ma apriamo il locale con calma. 
Il team al completo non fa sconti sul sorriso.



4) Le comande di chi ha fatto il bravo.
Sguardi intensi quando arrivano le prime richieste. Essere la succursale di Babbo Natale comporta molte responsabilità. Si riempie il fagotto con attenzione e si praticano due nodi. 

5) L'importante è mandare avanti le donne. Meglio se sono ancora abbronzatissime.




6) C'è sempre posto per meritare una sorpresa.








7) Chi ha gradito è sempre il benvenuto. Tanto poi, alla raccolta differenziata ci pensiamo noi

8) Infine, c'è una cassetta bianca su cui ci piacerebbe scrivere il piatto che ti piace di più, quello che non mangi da tempo, che vorresti riscoprire. Darti l'occasione di passare a trovarci. 
I quieti viveri appartengono a tutti.





martedì 17 settembre 2013

L'arcobaleno della gratuità




Siamo tutti in cerca di qualcosa. La maggior parte delle volte è un incoraggiamento. Certo, nessuno ti vieta di volare da solo e non girarti mai; dimenticare la paura che hai provato sul ramo di frassino, dimenticare che hai pensato che fosse da stupidi cominciare da un legno così flessibile per la tua prima volta; puoi sentirti onnipotente e fare tre giri della morte senza andare in redout. Ma ti resteranno sempre i piedi di piombo se non c’è qualcuno che ti spinge.

Ogni volta che ho pensato ‘se piove resto a casa’ ho fatto in modo di applicarlo, e ho applicato alla teoria del volo la medesima accidiosa letargia. Detesto chi tira la corda e non gonfia palloncini, perchè non so come ringraziarli. Ma mi sono bastate poche ore per imparare che prima di un balzo fa bene al cuore stringere una mano e dire la parola giusta.

Avevamo grembiuli verdi ai fianchi e quattro spiccioli in tasca, un taccuino su cui segnare i vecchi amici e sorrisi su cui appendere i nuovi. Dai finestrini lasciati aperti colava acqua sui sedili ma nessuno ha pensato di chiuderli. Si è formato un capannello dove prima c’era una canzone e serrande abbassate troppo tardi. In ultimo sono arrivati i primi e anche le nuvole hanno ceduto all’avanzare della parabola.

Forse, tra i tanti che sono passati, qualcuno si sarà chiesto che fine fa tutta l’acqua che cade dal cielo su una strada nera, se non è costretta a porose raccomandazioni, intervalli regolari, radici quadrate. Mi piace pensare che non ci sia nulla da chiedere in cambio, perché esiste una sola via per diventare un arco con sette colori.